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14 ottobre 2012
Giorni speciali
Le Modelle e quel lamento che scorre tra le cose
Le modelle sono tele. Avete mai visto una tela pornografica? Lo immaginate un Picasso dipinto sui fianchi pesanti di una donna di lino? Capita di visionare opere d'arte che fanno della cornice il proprio mezzo espressivo, ma, a meno di non voler farsi esplicitamente quadro, la tela, sta muta, spoglia, secca a riempirsi di mondi nuovi...Così le modelle. Così le ho volute vedere, perché-si sa-ogni cosa assume il senso che le diamo. Vuoti calici di essenza profumata, smunte, alcun contegno di carne. Eleganti. Curve su aborti di curve, alcune. Miseria in nobiltà. Ego scarnificato. Volgarità assente. Attrici in un teatro come un altro, dimentiche di sé. Interpreti non protagoniste.
Per la prima volta nella mia vita, tre settimane fa le ho viste sfilare davanti ai miei occhi, alte e ossute, camminare decise dentro vestiti di perla. Uso anche metafore, spero mi si comprenda. E' un attimo e ci si confonde. Bisogna spiegarlo alle bambine, alle adolescenti, alle adulte ancora dubbiose. Ci sono le donne, quelle che incontriamo ogni giorno, anche allo specchio, qualche volta. Ci sono le donne mamme, le donne manager, le innamorate, quelle che fanno la spesa, quelle che corrono, quelle che dignitosamente si stipano agli angoli della strada, fallite da un mondo perverso e crudele. E poi ci sono anche le donne modelle, che si vestono di abiti come di opere d'arte. Tele, appunto. Le pagano per questo. La cura del proprio corpo fa parte del loro lavoro. Anche l'incuria, alle volte, perché forse a voler stare bene si cercherebbe un po' di adipe a proteggersi dal freddo e dai chiodi della vita. O forse no. Lo spettacolo non è sempre il medesimo. E le parole che state leggendo non sono sempre e necessariamente opportune. Niente lo è. L'unica verità che è che non esiste alcuna verità da difendere. Me lo ha ricordato involontariamente un amico, con un tweet, proprio mentre assistevo al Roberto Cavalli Fashion Show. Sul telefonino mi passa sotto gli occhi e placa l'angoscia, di getto. Così mi godo quella mezzora per quello che è: uno spettacolo. Un grande spettacolo, musica e silenzio del pubblico compresi. E quel tacito, universale "lamento che passa per le cose", tra le persone, serpeggia tra i fotografi, appanna i loro obiettivi, guida le loro macchinette. E lo show, intanto, va avanti... Emoziona. Tutto mi si palesa come nobiltà che avanza decisa su un mondo rovinato, rovinoso. In bianco, in nero, pregiata. Spirito. Non solo vestiti. Ci sono momenti nella vita nei quali si svelano momenti, senza avviso alcuno. La sfilata lo è stata per me. Un messaggio di mia madre, del giorno dopo, scritto male e di getto, col cuore e senza occhiali: “a mio avviso la migliore collezione, del tutto di mio gusto...”, lo conferma. Abbiamo fatto pace, io e mia mamma, quel giorno. Sono stata bambina tra disegni, cartamodelli, filo per imbastiture, ragazze che parlavano di moda. E schizzavo su ogni giornale, senza curarmi di trovare spazio bianco. Pitturavo anche i muri, con lo stecchino del ghiacciolo intinto nella terra bagnata. Ho rovinato enciclopedie e quaderni di altri, scarabocchiando ovunque. Figure femminili per lo più. Poi sono cresciuta e mi sono ammalata, scarnificata come quelle modelle nel mio metro e sessanta...Venutane fuori con una grande forza di volontà e grazie all'occasione di scoprirmi e riscoprirmi anche "altro", ho iniziato a rimuovere, quasi detestare quel periodo, con tutto ciò che me lo portava alla mente. Sdegnavo i consigli da "donna". Niente smalto, niente estetista, jeans larghi e maglietta, andavo in gir o spettinata, arrabbiata con tutte le femmine, come mia madre, che tentavano di fa rmi guardare e vivere con i loro occhi eleganti. Quando è calato il sipario mi so no guardata le gambe eccezionalmente guarnite da calze ricamate....e mi sono riconosciuta. Grazie Roberto Cavalli.
Grazie al Cannocchiale, parte importante e appena accennata in silenzio, in questa storia.
27 gennaio 2012
"Non serve essere bella per essere amata"
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donna
| inviato da talentosprecato il 27/1/2012 alle 20:13 | |
27 gennaio 2012
Giornata della memoria: quei lager che non chiudono mai
26 gennaio 2012
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| inviato da talentosprecato il 26/1/2012 alle 23:44 | |
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